LA SREGOLATEZZA CHE ANNICHILISCE IL GENIO

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Un’ulteriore risorsa nel tentativo di convincere gli altri o noi stessi a fare qualcosa che esca dalla propria comfort-zone, è sicuramente utilizzare la frase “la vita è una!”. Ci sono però persone che hanno vissuto talmente tante esperienze, talmente tante situazioni e contesti diversi rispetto alle altre, che riescono a far perder di significato a questa frase, riescono a farci credere come sia possibile avere più di una vita, più di una storia. Paul Gascoigne rientra in questa nicchia di persone che possono dire esserne state tante altre, di aver vissuto qualcosa di diverso per ogni loro cambiamento.

Lo yang con il punto di ying

Il nome completo del ragazzo nato a Gateshead, in Inghilterra, nel 1967, è Paul John Gascoigne, nomi scelti dal padre per omaggiare i due beatles Paul McCartney e John Lennon, quasi un presagio di quella che sarà la vita Rock & Roll del Gazza. Sono tre i tratti che emergono principalmente dai primi 18 anni di vita di Paul. Il primo è lo smisurato talento nel giocare a pallone, che lo porta all’età di 16 anni ad entrare a far parte del settore giovanile della sua squadra del cuore, il Newcastle United. Proprio i responsabili delle squadre giovanili dei Magpies gli pongono davanti, nella maniera più cruda possibile, il secondo tratto più evidente del giovane Gazza: è decisamente in sovrappeso. Da sempre infatti appassionato di barrette al cioccolato, cibo spazzatura e bevande zuccherine, Paul viene messo alle strette con un ferreo regime alimentare, per cambiare le sue abitudini e preparare il suo fisico al professionismo. I dirigenti del Newcastle non riusciranno mai completamente nel loro intento, in quanto Gascoigne è difficile da controllare, sotto ogni aspetto. Se con il cibo però un risultato sufficiente viene raggiunto, con il peso che si normalizzò rispetto il passato (ricadute a parte nel corso della carriera) e con la capacità di Paul di usare la sua stazza per avere la meglio negli scontri di gioco, ciò che non si riuscì a placare fu il suo terzo tratto caratteristico, l’atteggiamento. Passava dai continui scherzi ai suoi compagni, veterani del club compresi, che spesso reagivano in maniera stizzita dinanzi l’eccessiva strafottenza di un ragazzo appena aggregato nel calcio dei grandi, a costanti richiami disciplinari che lo portarono ad un passo dall’espulsione dalle giovanili. Il riassunto perfetto del primo Paul Gascoigne è stato sicuramente l’esito della finale della coppa nazionale giovanile inglese del 1985.

Prima domina l’intero match, mettendo per altro a segno una doppietta che lo rese il migliore in campo, e poi nel post-gara, quando Elton John, tifosissimo del Watford (squadra che contese in quella partita la coppa al Newcastle), scese dalla tribuna per complimentarsi con il ragazzo che aveva deciso da solo quella finale. Paul, alla vista del cantante di fama mondiale, iniziò a saltellare completamente nudo per lo spogliatoio chiedendogli di potergli cantare una sua canzone. Gascoigne appare come un ragazzo gioioso, a cui piace ridere e far ridere. È un talento pronto a sfondare nel mondo professionistico, con dietro di sé le aspettative di un popolo intero, quello di Newcastel, che lo ama per ciò che è e per ciò che potrebbe diventare. Ma le basi di ciò che andrà ad alterare fortemente le aspettative di queste persone sono da ricercare in quello che in quel periodo ancora non si sapeva di Paul. Gazza infatti soffre sin da bambino di disturbi ossessivi, che degenerarono quando il padre iniziò a soffrire di crisi epilettiche e con la scomparsa di due dei suoi amici d’infanzia, eventi che lo impressioneranno a tal punto da portarlo per un breve periodo in terapia. La famiglia inoltre non navigava in ottime acque economicamente parlando, per cui Paul rubacchia qualche spicciolo in città, ma sviluppa grazie a quelle poche sterline una dipendenza da slot-machine. La discesa che farà cadere Gascoigne negli anni a venire iniziò a costruirsi ancor prima della salita verso la vetta.

L’arrivo a Londra e l’obiettivo mondiale

Gascoigne gioca fino al 1988 nel Newcastle, dove abitua i tifosi alla sua capacità di farsi amare ed odiare allo stesso tempo. Lo si ama per ciò che fa vedere nei tre anni con i Magpies, con prestazioni che gli permetteranno di essere considerato come il potenziale giocatore britannico più forte della storia. Lo si ama perché rimane Gazza, quel ragazzo che viene dalla periferia e che ama fare scherzi ai suoi compagni, ama divertirsi e far divertire con le sue facce buffe e la sua forte espressività che gli è sempre stata riconosciuta, anche mentre si trovava sul campo (storica l’immagine di lui durante una partita in Scozia che raccoglie il cartellino giallo caduto all’arbitro per poi ammonirlo). Lo si odia invece perché si capisce da subito che tutto questo talento potrebbe crollare per sua stessa mano. Gazza ha paura a stare da solo, ha paura che i fantasmi dell’infanzia lo possano sopraffare, per cui nei momenti lontani dal campo si ritrova con compagnie sbagliate, che lo avvicineranno all’alcool più di quanto già non ci fosse vicino, e lo porteranno ad affrontare problematiche che lo porteranno in tribunale, come quando, insieme ad uno dei suoi amici, investe un pedone (probabilmente di ritorno da una delle loro classiche serate d’eccessi) e decidono insieme di scappare. Paul vede però in queste persone gente come lui, con cui ha condiviso la sua vita fino a quel momento, e decide di portarsele dietro anche nel 1988, quando il Newcastle, data la grave situazione finanziaria, decide di venderlo al Tottenham, una delle tante squadre professionistiche di Londra. Gazza e i suoi compañeros giungono nella capitale inglese.

L’esultanza del Gazza con la nuova maglia

I primi mesi sono di adattamento, con Paul che fatica a muoversi nel nuovo ambiente, decisamente più formale di quello di Newcastle, e che si trova costretto ad andare ad abitare da solo in quanto il lussuoso hotel dove il Tottenham aveva deciso d’ospitarlo caccia sia lui che i suoi amici per il disordine portatogli. Questo è l’evento spartiacque della vita londinese dell’ex Magpies, che si, inizia a dominare il campo da gioco anche nella sua nuova squadra, ma una volta solo, nella sua casa orfana dei vecchi amici della periferia di Newcastle e tantomeno dei familiari, viene raggiunto dalle ansie e dai fantasmi di un’infanzia troppo turbolenta per un carattere come il suo, che vede nell’alcool l’unico modo per non pensare. Ciò che però salva Paul in quel periodo è la conciliazione di due eventi: la prima chiamata in nazionale, alla fine del 1988, e l’arrivo dell’estate del 1990, l’estate del mondiale Italia’90. Dal primo momento in cui veste la casacca del suo paese, Gascoigne si pone come obiettivo personale la convocazione per la competizione calcistica più importante. Convocazione che non sarebbe in discussione se si limitasse a giocare a calcio anche solo alla metà delle sue capacità, ma dai suoi soliti eccessi fuori dal campo si, enfatizzati poi dall’arrivo in città dei suoi amici d’infanzia. Grazie ad esse il timbro italiano sul passaporto di Paul rimane incerto fino all’ultimo, anche quando la convocazione viene resa ufficiale. Infatti, appena appresa la notizia, Gascoigne torna Newcastle per salutare amici e famiglia prima della partenza, ma una volta di ritorno a Londra si rende conto di aver dimenticato tutti i documenti nella casa dei genitori, causando una folle corsa notturna che gli permise di prendere in extremis l’aereo. Dopo l’ennesima peripezia, Gazza è ufficialmente a Italia’90.

La discesa professionistica

Nel mese del mondiale, Gascoigne vive la sua esperienza con il pallone più positiva di tutta la sua vita. Gioca il suo miglior calcio, divenendo seppur molto giovane il perno della sua nazionale. L’ambiente stesso eccita Gazza, circondato dai suoi compagni ogni giorno, senza possibilità di pensare e di tornare ad essere vittima del suo stesso inconscio. L’Inghilterra arriva in semifinale, dove Paul entra nella storia dei mondiali dopo essere scoppiato in lacrime a seguito dell’ammonizione subita, che non gli permise di giocare l’eventuale finale in caso di qualificazione degli inglesi.

Finale che non arriverà mai, perché la Germania vincerà quella partita ai calci di rigore. Quella sconfitta è il punto di non ritorno della carriera e della vita di Gascoigne, il momento in cui inizia a prendere piede la seconda vita del ragazzo di Newcastle. Il 18 Maggio del 1991 il Tottenham gioca la finale di FA Cup contro il Nottingham Forest, e Gazza ha la possibilità di vincere il primo trofeo della sua carriera professionistica, ma a seguito di un brutto contrasto causato da Gascoigne stesso, l’ex Magpies si rompe il ginocchio sinistro. Nel 1992 si trasferisce in Italia, alla Lazio, allontanandosi ulteriormente dalle sue radici inglesi, e nel 1994, a meno di due anni dall’infortunio rimediato in finale di FA Cup, durante una seduta d’allenamento a Formello, ancora una volta a seguito di un contrasto, Gascoigne rimedia un altro grave infortunio: saltano perone e tibia della gamba destra. Solo 6 goal nei tre anni dell’esperienza biancoceleste, conclusa con il passaggio ai Rangers di Glasgow, un passo indietro a livello professionale che però gli permise di tornare a divertirsi giocando a calcio. A quel punto provò a tornare a giocare in Inghilterra, ma i risultati non furono quelli sperati, decidendo poi di chiudere con esperienze più esotiche, come quelle nel campionato cinese e nordamericano.

Lo ying che travolge lo yang

Una chiusura di carriera amara per Gazza, che sente di non aver vinto abbastanza per ciò che ha dato ma soprattutto che poteva dare al calcio. È conscio che molte persone ricorderanno di lui molto più le risse, l’alcool, le macchine distrutte e i problemi giudiziari. L’animo fragile di Paul trova nutrimento da questi pensieri, e lo porta a vivere un tremendo post-carriera. Nel 2005 tanta l’esperienza d’allenatore, ma viene allontanato dal club per i suoi problemi d’alcolismo. Nel 2008 subisce gli effetti della Mental Health Act, la legge inglese che permette ai poliziotti di portare in una zona di “pubblica sicurezza” quei soggetti che presentano disturbi psichici e potrebbero essere un pericolo per gli altri. Gazza entra in depressione, tentando il 5 Maggio dello stesso anno il suicidio. Quattro mesi dopo venne dichiarato come l’alcool assunto aveva creato effetti patologici sulla mente di Paul. Trascorrerà il Natale di quel 2008 con la sua famiglia, per poi scomparire e tornare tre giorni dopo, completamente ubriaco. Nel 2010 viene reso noto da Gascoigne stesso come il suo patrimonio di 26 milioni di dollari era stato sperperato nel corso degli anni, e come lui fosse stato costretto a vivere da senzatetto.

Nel 2013 le sue condizioni appaiono talmente gravi che viene ricoverato d’urgenza in una clinica privata in Arizona grazie ad una raccolta fondi dei suoi ex-compagni. Paul afferma di voler cambiare definitivamente, di essere capace e volenteroso di farlo. Ma non è così. Negli anni successivi verrà ritrovato più volte disteso a terra con bottiglie a seguito (a volte anche con droga), sempre solo, sempre lontano da tutti e tutto. Tutt’oggi, nonostante sia riuscito a riavere una casa da abitare, le notizie sul suo conto riportano sempre di quest’uomo di 50anni che non riesce a stare lontano da tutti i vizi che hanno influenzato la sua vita, come racconta per esempio la sua ultima celebre fuga dalla quarantena per andare a bere in un pub clandestino. Ci sono però i momenti in cui Paul capisce che di lui non rimarrà soltanto tutto questo e tutto ciò che c’è stato di negativo nella sua vita, calcistica e non. Ogni volta infatti che ha fatto ritorno in uno degli stadi delle squadre che ha giocato, che sia per partite tra leggende del passato o inviti provenienti dalle società stesse, i tifosi lo hanno sempre omaggiato con lunghi applausi e cori dedicatogli. Negli occhi di queste persone rimangono infatti le giocate che lo hanno, seppur per relativamente poco, reso grande nel rettangolo di gioco, ma soprattutto la sua voglia di divertirsi, le sue facce buffe e la sua autoironia. Quello che speriamo per Gazza, come quello che spera ogni tifoso che lo ha potuto vivere, con tutti i suoi pregi e difetti, è di liberarsi definitivamente di tutte le catene che gli hanno impedito di essere semplicemente Paul Gascoigne.

Fonte immagini: Footballa45giri.it 

                          Bleacher reporter

                          Tiscali Sport

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