I principi di economia circolare per cambiare approccio e abbandonare pratiche dannose

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Si tratta di un settore in grande crescita, la cui espansione è fondamentale per dare al nostro modello economico, ma anche di vita, un taglio più sostenibile, capace di ridurre l’impronta ecologica. Anche la mentalità delle imprese sta cambiando e sono sempre di più quelle che decidono di orientarsi verso una politica aziendale a basso impatto.

Si sta registrando una crescente attenzione da parte degli investitori nel promuovere consumi più sostenibili, in particolare delle risorse naturali, ma anche di altre risorse. Ciò deriva dalla necessità di non danneggiare l’ambiente naturale, da cui l’umanità dipende per la sua prosperità economica e il benessere sociale. Le sfide della sostenibilità globale, come il cambiamento climatico, la conservazione della natura e la perdita di biodiversità, lo spreco e l’inquinamento rappresentano i punti cardine di questa maggiore attenzione.

Cresce l’attenzione e la conoscenza dei cittadini sul tema dell’economia circolare

È quanto emerge dal sondaggio Ipsos “Futuro ed Economia Circolare” a cura di Conou, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia.

Il 41% degli intervistati conosce i principi di questo nuovo modello di sviluppo economico e negli ultimi tre anni la quota dei consapevoli su questo tema è passata dal 17% al 25% soprattutto grazie ai mezzi di informazione, in particolare la tv, seguita dalla stampa e dai social network (in particolare Facebook). Per il 50% degli intervistati, inoltre, ricerca e innovazione possono dare un contributo positivo nella transizione verso la sostenibilità e l’economia circolare.

In questo contesto resta ampia la fiducia nei confronti dell’Europa nell’indirizzare l’Italia verso uno sviluppo sostenibile. In particolare per il 73% dei cittadini intervistati il Recovery Fund e il suo piano attuativo Pnrr si confermano una buona occasione per un rilancio green dell’economia, ma tra le azioni prioritarie al centro del Pnrr per il 47% degli intervistati ci devono essere risorse per la riconversione degli impianti industriali obsoleti, per il 36% occorre incentivare le aziende impegnate sulla circolarità, per il 40% educare i cittadini e per il 39% sostenere la ricerca.

Dal sondaggio emerge una pesante sottostima della capacità del Paese di essere un leader nell’economia circolare. Per il 51% degli intervistati l’Italia è al di sotto della media europea rispetto all’attenzione nei confronti della circolarità a causa ad esempio della mancanza dei controlli (33%), al fatto che Governo e istituzioni emanano norme poco efficaci (22%), i cittadini non sono attenti (20%). Solo il 13% degli intervistati è a conoscenza che l’Italia è tra le più virtuose in Europa per riciclo. Il 33% lega le motivazioni prevalentemente alla quantità di raccolta differenziata, mentre il 24% all’attenzione dei cittadini e il 18% alla sensibilità ambientale.

Anche gli investitori promuovono consumi più sostenibili

Adottare un approccio olistico di economia circolare significa guardare ai prodotti che vengono realizzati, così come ai processi operativi che portano alla loro produzione. La comunità degli investitori è stata attiva nell’affrontare entrambi questi aspetti.

L’obiettivo degli sforzi degli investitori è quello di incoraggiare le società  a considerare modelli di business alternativi e dimostrare che adottando un approccio più proattivo, strategico e olistico, queste società possono acquisire un vantaggio competitivo, altrimenti rischiano di essere lasciate indietro.

Ciò è particolarmente vero alla luce della crescente regolamentazione con i legislatori che, per esempio, introducono dei target sul trattamento dei rifiuti e sul riciclaggio o il divieto di alcuni prodotti o la tassazione per disincentivare alcune pratiche, introducendo allo stesso tempo incentivi per incoraggiarne altre di virtuose.

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