Il BRASILIANO CHE HA SEGNATO PIU’ DI PELE’

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L’inizio di questa storia si potrebbe applicare ad ogni situazione familiare brasiliana: c’è un padre che è convinto che suo figlio abbia un futuro nel calcio. Magari andando indietro di qualche anno, questo padre ha visto il più grande: Pelè, O’Rei. Spera quindi che il proprio figlio possa un giorno giocare di fianco a qualcuno così, magari nella nazionale brasiliana. Ma il protagonista di questa di storia non solo diventerà effettivamente un calciatore, non solo giocherà per il Brasile, ma segnerà di più di O’Rei, più di Pelè.

Da Baixinho a Romàrio

Romário de Souza Faria il nome completo, Romàrio quello con cui entrerà nella storia del calcio, Baixinho (“piccoletto”) quello con cui inizia la sua carriera. In Brasile infatti tutti hanno soprannomi, sicuramente per un fatto culturale, ma anche per andare a ridurre quello che è il complesso sistema con cui si registrano nomi e cognomi all’anagrafe brasiliana, basato sull’ereditare cognomi sia materni che paterni, per poi cambiare nuovamente una volta sposati. Baixinho inizia a giocare per strada nella difficile favelas di Bairro di Jacarezinhodove conquista le simpatie dei vicini, che diventeranno per lui degli zii adottivi, gli unici con i quali il suo carattere esuberante si placa ed i primi a mettergli un pallone tra i piedi. Il papà di Baixinho decide di fondare una piccola squadra di calcio, l’Estrelinha di Vila de Penh,per far giocare suo figlio con altri bambini, ma anche perchè si potesse paragonare con altri della sua età. Che sia sulla sabbia delle famose spiagge brasiliane, che sia nei periferici campi di futsal, Baixinho è il più forte, e non solo dei suoi coetani. Verrà preso dalla squadra juniores dell’Olaria, in quel momento in massima serie brasiliana, ma poco tempo dopo bussa alla porta uno dei 4 giganti di Rio: il Vasco da Gama, simbolo calcistico del colonialismo portoghese in Brasile. Esordisce in prima squadra nel 1985, dove sorprende il mister Antonio Lopes per la sua velocità, il suo dribbling fatto di movimenti con le gambe rapidi ed illusori, ma soprattutto per la facilità con cui il pallone passa dal suo piede ai guantoni del portiere, costretto a raccoglierlo dalla porta dopo essersi insaccato. Primo campionato in prima squadra, 20 anni d’età e secondo nella classifica dei marcatori. Antonio Lopes non è soltanto colui che farà esordire il giovane da Bairro di Jacarezinho, ma sarà colui che plasmerà la sua carriera in maniera decisiva. Lo mette affianco a Roberto Dinamite, il più prolifico nella storia del Vasco, che essendo un grande giocatore, capisce anche lui lo smisurato talento del compagno, iniziando a giocare con e per lui. Baixinho completa così la sua trasformazione in Romàrio. Giocherà infatti per tutta la carriera da seconda punta, con la libertà di potersi muovere ovunque negli ultimi 30 metri avversari. Sarà quello che allora veniva considerato un numero 11. Romàrio con il Vasco da Gama vince 2 campionati brasiliani, quelli del 1987 e 1988, divenendo nel mentre capocannoniere olimpico a Seoul nel 1988 con il suo Brasile, dove vinse  la medaglia d’argento.

il primo triennio da professionista di Romario in Brasile

L’arrivo in Europa

Nel 1988 il PSV, squadra di Eindhoven, era una delle più forti economicamente a livello mondiale, e non esitò a dare al Vasco da Gama tutti i 6 milioni di dollari richiesti, rendendo Romàrio il brasiliano più costoso fino a quel momento nella storia del calcio. La qualità si deve pagare, e lo sa bene Romàrio stesso, che chiede 1 milione alla firma e un altro all’anno. Seguono: una casa nuova, personale domestico, impianto audio e video di nuova generazione e 10 viaggi pagati all’anno andata e ritorno, tratta Eindhoven-Rio de Janeiro. Quello che però garantiva il fenomeno brasiliano era abbastanza per convincere tutti che il pagamento per il suo lavoro fosse meritato. Nei 5 anni olandesi permette al PSV di vincere 3 campionati, 2 Coppe nazionali e una Supercoppa olandese, realizzando in tutto 174 goal in sole 168 partite, una media sopra al goal a partita. Il carattere esuberante e lo stile di vita festaiolo che lo hanno sempre contraddistinto sin da giovanissimo lo accompagneranno anche in Olanda. Salta qualche allenamento, torna tardi qualche notte di troppo, oppure dopo un infortunio alla caviglia chiede ed ottiene di andarsi a curare in Brasile, ma viene fotografato a palleggiare con amici sulle spiagge di Copacabana. Nel 1993 entra a far parte di quello che passerà alla storia come il dream team, ovvero il Barcellona allenato da Johan Crujff, genio del pallone, che ha rivoluzionato il modo di giocare a calcio prima da giocatore, diventando il fulcro del famoso calcio totale con la sua Olanda, e poi da allenatore, cambiando le gerarchie calcistiche europee gettando le basi per il dominio catalano da li in avanti.

Una vecchia figurina di Romario al Barcellona

Formazione quella blaugrana che contava su giocatori come Koeman, Guardiola, Laudrup e Stoichkov, e con quest’ultimo Romàrio formerà una delle coppie d’attacco più forti mai viste. Primo anno in Spagna condito dalla vittoria del campionato, da 30 goal in 33 partite, ma sopratutto dalla manita, 5-0, al Real Madrid, dove realizza una delle 5 triplette che metterà a segno quell’anno, record che verrà battuto solo in futuro da Messi e Cristiano Ronaldo. Il primo di quei 3 goal verrà descritto dal giornale Marca come il più bello nella storia del Barcellona, e assocerà per sempre al talento Brasiliano la giocata della “cola de vaca”, la coda della vacca, perché il movimento della gamba destra di Romàrio, con il pallone attaccato al piede per saltare l’avversario, ricordava il movimento della coda di una mucca durante il pascoloTanta fantasia, come quella che usò Crujff quando Romàrio gli chiese di avere 2 giorni di riposo extra dopo la partita della domenica, per poter andare a godersi la settimana del carnevale di Rio. L’olandese lo sfida, e gli disse che se avesse fatto doppietta la domenica gli avrebbe concesso i giorni di riposo in più. Romàrio nei primi 45 minuti realizza la seconda delle 5 triplette di quell’anno. All’intervallo si fa sostituire e va direttamente a prendere l’aereo, direzione Rio.

USA ‘94, il mondiale di Romàrio e del rigore di Baggio

Il Brasile del 1994 è stata la nazionale brasiliana meno brasiliana della storia. Molto essenziale nel suo gioco, mirando più al risultato che allo spettacolo, andando controcorrente a quella che è la storia del Brasile. Questo dipeso anche dal fatto che quella nazionale non presentava gli almeno 6 fenomeni veri su 11 in campo, come era storicamente abituata a fare. Romàrio però troverà in quella squadra un un altro attaccante con cui divertirsi e segnare. Come con Roberto Dinamite nel Vasco da Gama, come con Stoichkov nel Barça, nel Brasile del’94 la sua spalla sarà Bebeto, attaccante del Deportivo de la Coruna, che contese il campionato allo stesso Barcellona. Infatti nella fase a gironi l’attaccante del club catalano segna in tutte e tre le partite, mentre negli ottavi di finale, contro i padroni di casa degli USA, il tifo prevalentemente contro e l’espulsione di Leonardo per un fallo di reazione mettono il Brasile alle strette, ma il goal di Bebeto su assist di Romàrio certifica il passaggio del turno per i sudamericani. Quarti di finale contro l’Olanda, che lo ha ospitato per 5 anni, partita presentata come emotivamente molto forte per Romàrio, che però mise a segno un goal ed un assist proprio per Bebeto. In Semifinale ritrova la Svezia, già affrontata ai gironi. Gli segna ancora, per di più di testa, lui, alto meno di 170cm, tra i colossi svedesi. La finale di Pasadena passerà alla storia più per la foto scattata subito dopo l’errore decisivo dal dischetto del numero 10 dell’Italia, Roberto Baggio, che aveva trascinato i suoi fino alla fine e che concluse quel mondiale a quota 5 goal, come Romàrio. Il brasiliano contro l’Italia però non brilla, oppresso dalla marcatura asfissiante di Franco Baresi, che giocò quella finale dopo un intervento al menisco subito solo 25 giorni prima. Sarà uno solo uno il momento in cui verrà lascito libero dalla bandiera del Milan. Quando al termine dei supplementari la sfida si andrà a concludere ai calci di rigore, e Romàrio metterà finalmente piede nell’area avversaria senza qualcuno affianco. E segnerà. Il Brasile diventa campione del mondo per la quarta volta nella sua storia, e Romàrio è l’idolo dei brasiliani.

Ormai il suo cuore non vorrebbe più allontanarsi dal suo popolo, dai colori della sua terra. L’anno dopo infatti non inizia con il piede giusto la stagione in Spagna. Prima viene multato con 10 milioni di pesetos per essere giunto in ritardo di quasi 20 giorni al ritiro del Barcellona, poi iniziano a mancare i gol. Solo 7 nella prima parte di campionato. E infine un 5-0 con il Real Madrid, stavolta contro, il 7 Gennaio 1995. Pochi giorno dopo Romàrio tornerà in Brasile, al Flamengo, altra grande di Rio dopo il Vasco. Vincerà ancora in Brasile, sia con il Flamengo, sia quando tornerà al Vasco da Gama, ritrovando le cifre che lo hanno sempre reso celebre. Con il Flamengo segnerà 107 goal in 4 stagioni, con il Vasco 66 in 5.  Chiuderà la carriera solo nel 2009, quando avrà superato i 40 anni, caso rarissimo nello sport, specie nel calcio, e ancor più unico se sei un giocatore di movimento e non un portiere. Il numero di reti ufficiali sono 772, posizionandosi nella classifica All-Time davanti al più grande,Pelè (761), scavalcato anche grazie all’esperienza maggiore di Romàrio nelle giovanili nazionali, e dietro solo a Josef Bicàn (805), figura molto particolare che ha giocato dagli anni ‘20 agli anni ‘50, e che tutt’oggi rimane sconosciuta ai più.

L’amore per il suo Brasile

Una scelta quindi di tornare a giocare nel paese natale dettata dal grande legame affettivo che Romàrio ha con la sua terra. Infatti, dopo aver sistemato la famiglia con il faraonico stipendio (per l’epoca) percepito in Olanda, inizia ad investire per cercare di migliorare quella che è stata la sua casa per tutta l’infanzia, partendo da Bairro di Jacarezinho, la favelas dove diede i primi calci ad un pallone e dove tornò per aiutare economicamente i suoi abitanti. Il suo impegno a livello sociale di anno in anno è cresciuto sempre più, e subito dopo il ritiro si getta in politica, candidandosi e venendo eletto deputato in Parlamento alle elezioni brasiliane nelle file del Partito Socialista Brasiliano, stesso partito con il quale verrà eletto nel 2014 come senatore. Decise inoltre di tornare in Brasile sia per chiudere la carriera, nel 2009, sia per raggiungere il traguardo più suggestivo per lui: i 1000 goal. Gesti nati dalla voglia di regalare ai brasiliani tappe fondamentali della sua vita, non solo per la propria carriera professionale. Le statistiche ufficiali però ne conteggiano molti meno. Questo perché, come accadde prima con Pelè, Romàrio considerava tutti i gol fatti nella sua vita, partendo da quando segnava da bambino con la squadra del padre, dai gol nelle juniores, passando per tutte le amichevoli e tornei non ufficiali fatti. Se si andasse a vedere i video di repertorio sul 1000esimo goal di Pelè e Romàrio, si noterebbe una somiglianza quasi spaventosa. Entrambi segnano su rigore, entrambi tirano alla loro destra, entrambi corrono a prendere il pallone per baciarlo, ringraziandolo per tutto quello che gli ha dato nella vita e le emozioni che hanno potuto far provare agli altri e a loro stessi, ed entrambi rimangono nella porta, sommersi dagli abbracci di tutti coloro che non hanno alcun tipo di barriera che li separi dal campo. Forse però non gli è stata totalmente riconosciuta la giusta grandezza nel tempo. Ad essere stato ammirato Romàrio, sicuramente lo è stato, ma il suo nome nelle menti degli appassionati non compare molto frequentemente tra i migliori di sempre, seppur i numeri dicano tutt’altro. Quello che sicuramente si può dire senza recare fastidio o stupore a nessuno, è che Baixinho è stato uno degli attaccanti più forti che il calcio abbia conosciuto, uno dei brasiliani più amati e meritevoli di tale amore di sempre, ed il giocatore che più di tutti ha reso onore alla maglia numero 11, tutt’oggi ritirata dal Vasco da Gama in suo onore.

Fonte immagini: it.todocolleccion.net

                           campionicalcio.com

                           newsparaiba.com

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