Economia circolare, il rapporto Randstad Research svela le nuove professioni

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Il primo censimento sulle professioni dell’economia circolare. Urgente il rilancio del sistema di istruzione-formazione per ricoprire questi ruoli.

Sono oltre 200 le nuove professioni legate allo sviluppo sempre più crescente dell’economia circolare. Un settore in espansione che si riflette anche in nuove prospettive occupazionali in ambito green.

Le ha censite Randstad Research (vedi report) , il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso dall’omonima agenzia che si occupa di ricerca, selezione e formazione di risorse umane. Lo studio è una interessante fotografia di come il settore professionale sta rispondendo alle nuove sfide per un futuro sostenibile.

Cosa emerge dal Rapporto

Le figure e le richieste di profili circolari sono in continua crescita: “Sono professioni che richiedono conoscenze approfondite in campi specialistici, ma anche conoscenze complementari e  in questo senso ibride.

“Designer circolare”, “gestore della logistica inversa”, “esperto di blockchain per la sostenibilità”, “tecnico di gestione della filiera”, “carrellista digitale”, passando per l’imprenditore e per gli ingegneri gestionali che dovranno guidare le aziende nell’innovazione.

L’economia circolare è il paradigma chiave per una transizione alla sostenibilità ambientale e sociale, la sfida urgente e decisiva del post-Covid e di cui ormai sono sempre più consapevoli consumatori, imprese e gli operatori pubblici; è un paradigma in gran parte ancora da attuare, che punta a ridurre – fino ad eliminare – la produzione di scarti attraverso le innovazioni che ne consentano l’utilizzo e il riutilizzo.

Le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze “ibride”, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali, in connessione costante con i contesti in cui operano. Ed evidenziano un ostacolo che va superato: l’insufficienza di persone adeguatamente preparate per ricoprire questi ruoli, con il rischio di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento di personale.

Professioni e competenze dell’economia circolare

Le costellazioni rappresentano la metafora proposta da Randstad Research per disegnare le squadre che, in ogni ambito, devono affrontare gli aspetti specifici di questa sfida. Nel repertorio aperto delle professioni dell’economia circolare, Randstad Research ha rappresentato 15 costellazioni, a cominciare per esempio da quella dell’agricoltura: per ogni professione viene segnalata la costellazione di riferimento, poi le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Ogni costellazione è costituita da professioni centrali, professioni specialistiche (presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende) e professioni emergenti trasversali.

In particolare, l’economia circolare richiede nuove professioni o la re-invenzione di professioni tradizionali. Innanzitutto, nel settore manifatturiero del riciclo (che conta in Italia 93.00 occupati), ma anche in molti altri. Ha bisogno di designer dei cicli di produzione e consumo, di imprenditori e di ingegneri gestionali che diano senso a questi processi, di operatori a tutti livelli chiamati a separare e ricombinare i prodotti e di molte professioni attigue, a seconda dell’innovazione introdotta.

“È necessario sostenere lo sviluppo dell’economia circolare evitando ‘colli di bottiglia’ nelle risorse umane – avverte Daniele Fano, Coordinatore del comitato scientifico di Randstad Research -. Nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del “matching”, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge. Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare. ll PNRR, con la forte spinta agli ITS, come quelli erogati dalla Fondazione Tech Talent Factory di cui fa parte Randstad, può essere l’occasione per rilanciare tutti i percorsi tecnico-professionali di cui c’è urgente bisogno. Ma è necessario moltiplicare l’accesso dei giovani agli ITS, insieme a un ampio piano ‘shock’ per la formazione e l’istruzione, dalla scuola materna alla formazione continua”.

I dieci imperativi per trasformare l’economia e il lavoro

Non perdere le occasioni economiche della trasformazione circolare; Allenarsi a “guardare più in là”; Far leva sulla normativa, sia essa prescrittiva o «incentivante»; Puntare sulla produttività congiunta di lavoro e capitale; Realizzare la transizione dal “prodotto” al “prodotto come servizio”; Trasformare le professioni verso l’“ibrido”: più connessioni, più conoscenze, più competenze, più specificità; Dare un ruolo proattivo all’istruzione, dall’infanzia all’età adulta; Comunicare e segnalare la qualità delle iniziative-leader, della ricerca, dei percorsi formativi e delle risorse umane; Promuovere la concertazione a tutti i livelli e Gestire le transizioni dalle migliori tecnologie disponibili oggi a quelle superiori di domani.

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