COP26: “THIRTEEN DAYS” PER SALVARE IL MONDO

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E’ partita ieri la COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che ospitata dal Regno Unito, in particolare presso lo Scottish Events Campus (SEC) di Glasgow, andrà avanti fino al 12 novembre. 

Non siamo nel 1962, la guerra fredda è ormai storia, non vi è all’orizzonte il fantasma di una crisi nucleare ma il mondo si ritrova a vivere oggi, nuovamente, una situazione di attesa.

Forse è pura coincidenza che l’attesa duri 13 giorni, sicuramente non è una coincidenza che l’alba sarà determinata dalla volontà dei Capi di Governo.

La conferenza che vede una partnership con l’Italia, dove diversi eventi, come il Youth4Climate e la PreCOP26, si sono tenuti all’inizio di ottobre, è un’opportunità unica per i leader mondiali di agire insieme e rapidamente per limitare gli aumenti delle temperature e i cambiamenti climatici.

Secondo gli scienziati, mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5ºC è il modo migliore per salvare il pianeta dai pericolosi effetti dei cambiamenti climatici. Al momento, tuttavia, il mondo non è sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo e le temperature globali sono in aumento.

L’importanza di agire contro la minaccia globale 

Secondo l’ultima relazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), il riscaldamento globale sta provocando cambiamenti crescenti e in alcuni casi irreversibili nell’andamento delle precipitazioni, negli oceani e nei venti in tutte le regioni del mondo. 

E’ certo che l’Unione europea intenda dare l’esempio nella lotta globale contro i cambiamenti climatici. Nel corso degli anni, infatti, ha adottato alcune delle normative ambientali più avanzate al mondo raggiungendo in questo modo i suoi obiettivi passati, in materia di riduzione delle emissioni. 

Ma lo sforzo fatto dall’Unione Europea da solo non basta. E’ necessario che anche gli altri paesi intensifichino i propri impegni e le proprie azioni e aumentino gli sforzi per far sì che gli obiettivi dell’accordo di Parigi restino raggiungibili.

Non è, infatti, non solo possibile ma neanche accettabile, direi, che nel 2021 almeno 34 dei Paesi meno sviluppati stiano spendendo in media 29,4 miliardi di dollari all’anno per pagare i servizi sul debito estero, mentre destinino solo 5,4 miliardi all’ambiente. È quanto emerso da un rapporto pubblicato dalla coalizione di associazioni britanniche Jubilee Debt Campaign, nata per chiedere il cancellamento del debito dei Paesi in via di sviluppo.

Gli obiettivi da raggiungere

Ogni Paese dovrà presentare obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni entro il 2030 che siano allineati con il raggiungimento di un sistema a zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Ciascun Paese dovrà accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone; ridurre la deforestazione; accelerare la transizione verso i veicoli elettrici; incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili.

Inoltre, dato che gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici non si fermeranno dall’oggi al domani, e molti Paesi ne subiranno gli effetti, sarà necessario impegnarsi a supportarli nei loro sforzi e proteggerli da tali danni. 

Occorre invertire la rotta grazie alla difesa degli ecosistemi ed al loro ripristino; alla costruzione di difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni e mezzi di sussistenza.

Serve collaborazione e “buona volontà”

Solo lavorando tutti assieme si potranno affrontare le sfide della crisi climatica. La COP26 dovrà finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi (le regole dettagliate necessarie per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi) e accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile.

“I decisori politici che prenderanno parte alla Cop26 di Glasgow sono chiamati con urgenza ad offrire efficaci risposte alla crisi ecologica in cui viviamo e, in questo modo, concreta speranza alle generazioni future”. Sono le parole espresse da Papa Francesco, in un messaggio trasmesso dalla Bbc, proprio in vista della Cop26.

Il Pontefice, ieri su Twitter ha fatto appello all’importanza dell’ agire insieme, della risposta collettiva alla minaccia del cambiamento climatico e del degrado della nostra casa comune.

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