La didattica ed i “Grandi Classici” per l’inclusione

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Intervista all’editore e scrittore Alberto Cristofori Albe Edizioni

Non possiamo nascondere che attraverso la didattica ed una scuola moderna, si possano mettere in campo, strategie necessarie a potenziare il tema dell’inclusione sociale. I giovani sono una grande risorsa, spesso ci stupiscono per impegno e capacità cognitive, attraverso i “Grandi Classici” della letteratura, possiamo affrontare temi scomodi, ma che non bisogna nascondere. Nel caso specifico, parliamo di uno dei grandi autori della letteratura mondiale, Dante, che attraverso i suoi scritti, ha lasciato un patrimonio inestimabile alle future generazioni. Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla sua morte ed è sempre più attuale.

Vogliamo affrontare il tema della scrittura nelle varie forme e lo facciamo con Alberto Cristofori scrittore traduttore e autore di libri per la scuola e anche fondatore di una casa editrice per bambini e ragazzi. Parliamo del tuo lavoro come scrittore per libri per ragazzi i tuoi libri si sono ispirati a grandi classici di Shakespeare e Pirandello ad esempio. Come nasce un libro che va a pescare proprio nella tradizione letteraria dove ci sono varie tipologie di libri come testi di narrativa, che vengono adottati nelle scuole o consigliati dagli insegnanti come lettura libera al di fuori dell’orario scolastico al di fuori dell’antologia.

“Bella domanda, si fanno soprattutto tanti lavori di laboratorio, ci sono due categorie di libri, una che inventa delle nuove storie legate a dei temi di attualità spesso insieme al bullismo, pensiamo a certe forme di ingiustizia, di razzismo.

Invece l’altra che va più verso l’introduzione alla letteratura e quindi propongono appunto dei classici degli autori famosi. O con una piccola antologia, è il caso per esempio delle novelle di Pirandello che ho curato qualche anno fa, o attraverso delle riscritture che adeguano il linguaggio del classico che spesso è un po’ difficile per questioni di età, perché i classici sono dei libri del passato più o meno lontano, che adeguano appunto questo linguaggio alle esigenze di un lettore di oggi e quindi un lettore giovane, ed è il caso appunto delle mie riscritture della Divina Commedia dei Promessi Sposi o le principali opere di Shakespeare, sono due modi di lavorare abbastanza diversi evidentemente, perché in un caso esempio l’antologia delle novelle di Pirandello, il testo è quello originale dell’autore quindi non si tocca si fa soltanto un lavoro di commento, un lavoro di guida e di aiuto alla lettura, invece nel caso di una riscrittura è chiaro che si rispetta il testo nella storia che racconta spesso si fanno anche delle citazioni quindi si rispettano anche dei passi originali, però ovviamente il lavoro è più creativo, nel senso che bisogna proprio sovrapporre la propria voce a quella dell’autore originale per raccontare come si potrebbe fare in classe, come potrebbe fare un buon insegnante che appunto decide oggi vi racconto l’Amleto e quindi va lì e racconta, poi magari legge qualche passo,  qualche pezzo famoso dell’Amleto, però è lui che racconta è lui che spiega che cosa succede in quest’opera, chi sono i personaggi.”

Come cambia il linguaggio in cui si scrive a seconda della fascia di età per cui si va a scrivere?

“Facciamo un ragionamento un po’ teorico, l’idea che per scrivere e parlare ai ragazzi si debba banalizzare e semplificare al massimo, a me non sembra una cosa giusta, nel senso che ci sono dei concetti complessi, che i ragazzi sono perfettamente in grado di capire, bisogna proporli nel modo giusto, bisogna proporli con tutti gli aiuti necessari e faccio degli esempi perché a me capita spesso di andare a parlare di Dante nelle scuole di solito mi chiamano in seconda media.

Parliamo di ragazzi intorno ai 12 anni è chiaro che ci sono alcuni temi di solito si parla di Paolo e Francesca, quindi dell’amore che è un tema molto sentito molto sentito a quell’età ovviamente, solo che quando si entra poi a parlare della concezione dell’amore che aveva Dante è evidente che stiamo parlando di qualcosa che per un dodicenne è piuttosto lontano piuttosto difficile, se però si propone con il tono giusto con il linguaggio giusto, io devo dire che ho sempre avuto risposte molto positive i ragazzi sono sempre molto attenti a queste problematiche e sono in grado di capire anche delle cose che sono al di fuori della loro esperienza, ma che in qualche modo intuiscono, faccio un esempio concreto, quando Dante fa dire a Francesca amor, ch’a nullo amato amar perdona e io spiego che questa è una frase che Francesca dice ma con cui Dante non è d’accordo perché evidentemente non è vero che tutti coloro che sono amati vengono ricambiati,  lo sappia benissimo, altrimenti saremo tutti perfettamente felici in amore, invece non succede così. Che cosa sta dicendo Dante attraverso il tuo personaggio, non dimentichiamoci che Francesca è condannata all’inferno, quindi noi siamo affascinati da quello che lei dice, Dante vuole che noi siamo affascinati, ma nello stesso tempo vuole che noi teniamo le distanze perché è un’anima dannata che sta parlando. Che cosa ci sta dicendo Dante, guardate che non è vero quello che dice Francesca e cioè che l’amore è una forza irresistibile, un istinto contro il quale noi non possiamo fare nulla, è vero il contrario e cioè che l’amore è un istinto è un impulso, ma che noi con la nostra ragione, con la nostra facoltà umana, che è quella che ci distingue dagli animali, che Dante chiama ragione, dobbiamo controllare questo impulso, cioè dobbiamo essere in grado di orientarlo, altrimenti l’amore ci può portare verso il male anziché verso il bene. I ragazzi, questa cosa la capiscono perfettamente, cioè l’idea che l’amore a 12 anni sia puro istinto, pura passione puro sogno, è una sciocchezza i ragazzi sono perfettamente in grado di capire che l’amore ha una dimensione passionale istintiva e poi ha una dimensione razionale di autocontrollo; impariamo attraverso l’amore che il grande insegnamento della vita nuova a conoscere noi stessi, e quindi a controllare i nostri impulsi a diventare più grandi, a crescere nel linguaggio di Dante ad avvicinarci a Dio. Noi oggi usiamo un linguaggio diverso, ma il concetto è esattamente lo stesso, cioè a maturare, come si dice di solito quando uno ha 12 anni, devi maturare. Questo tipo di problematiche non bisogna avere paura di affrontarle, così come non bisogna avere paura di affrontare temi che Dante tocca. Adesso parlo di Dante perché siamo partiti da qui, come il tema del suicidio per esempio, i ragazzi a quell’età hanno un’idea della morte, sanno che esistono i suicidi, hanno sicuramente provato degli impulsi autodistruttivi, allora parlare del canto XIII dell’Inferno di Pier Delle Vigne e fare una riflessione su questo tema, mi sembra una cosa molto importante, attraverso il linguaggio di Dante, attraverso le storie che racconta noi impariamo ad affrontare quello che è un grande problema. A 12 anni e può essere una fonte di angoscia tremenda, se uno per esempio ha avuto un parente o un amico che si è ucciso, allora in questo senso, ecco che il classico diventa anche uno strumento di conoscenza di se, uno strumento di crescita interiore per uno studente, il linguaggio non deve essere la banalizzazione, non deve essere un linguaggio che si autocensura, i ragazzi sono in grado di capire tutto. Certo bisogna proporlo nella maniera giusta, cioè con i termini corretti e soprattutto con le sfaccettature, le banalizzazioni, cioè il bianco e nero, la divisione in buoni e cattivi, questo rende povero il messaggio e quindi i ragazzi lo percepiscono e capiscono che lì non stanno imparando niente. Se invece si conserva anche con una semplicità di linguaggio l’idea della complessità, questo io credo che sia un messaggio importante e positivo che si trasmette a qualsiasi età.”

A questo punto è chiaro di quanto sia importante, rendere i classici alla portata di tutti i ragazzi e bambini. Tutti, ma proprio tutti, soprattutto per coloro che hanno difficoltà di comunicazione e linguaggio, perché l’inclusione passa anche attraverso loro. Bisogna lavorare duramente perché la formazione scolastica europea, dia nuovi poteri ai giovani, attraverso l’approfondimento, la scrittura, lo scambio, il dialogo e la collaborazione, elementi chiave per una politica di conoscenza ed inclusione sociale che deve diffondersi il più possibile e che deve trovare come alleato principale le istituzioni.

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