La spia di Paulo Coelho: il ritratto turbolento di Mata Hari, tra ricerca di approvazione e desiderio d’indipendenza

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(Photo by Walery/Hulton Archive/Getty Images)

La sua unica colpa: essere una donna libera: è questa la frase che leggiamo sul retro della copertina de “La spia” (La nave di Teseo, traduzione di Rita Desti, 2017) dello scrittore brasiliano Paulo Coelho, nonché uno degli autori più letti della letteratura mondiale contemporanea. La figura di Mata Hari viene rappresentata sapientemente attraverso la dimostrazione della fierezza e del coraggio, che molto spesso nascondono una grande fragilità che difficilmente riusciamo  a notare, ma in cui intimamente possiamo rispecchiarci: questo racconto, romanzo di avventura e formazione, coglie le introspezioni di una donna vissuta nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, periodo che ci potrebbe sembrare distante da noi, in quanto cronologicamente indietro rispetto alla considerazione della donna nel mondo di oggi, ma molto attuale sia per gli uomini che per le donne che si cimentano nella lettura di questa storia.

Ballerina poliedrica, artista desiderabile e seducente femme fatale, apre la narrazione delle sue avventure nella prigione di Saint-Lazare, desiderosa di spiegare direttamente la verità a sua figlia, che non potrà più rivedere. La sua vita, fatta di passioni travolgenti, amori illusori, bugie, tradimenti, viaggi e sconvolgimenti, è segnata dalla forza effettiva della bellezza femminile, che non si limita all’aspetto fisico, ma costituisce interiormente una grande fonte di caparbietà, intelligenza, forza d’animo, sentimento e imperfezioni. Inoltre la sua condanna a morte, segnata da un processo costituito da prove non dimostrate, è occasione per dimostrare ancora una volta la sua eleganza, rinunciando anche nel momento di morte, a quell’integrità che contraddistingue la sua forte personalità: sfilerà davanti i suoi esecutori vestita di grigio perla, esibendo in questo modo al sua femminilità che non si cela dietro un’austera tunica nera.

(Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

L’esaltazione del corpo femminile diventa il punto di svolta del nascente movimento femminista, che inizia ad espandersi in un’Europa proprio nel momento in cui nuovi ideali d’indipendenza cominciano ad irrompere del desiderio di libertà di ogni singola donna: perché rinunciare ad esibire il proprio corpo per dei restrittivi e ormai troppo insediati pregiudizi sulla moralità dei costumi femminili? Mata Hari rappresenta la figura sovversiva che decide di spogliarsi anche per far vedere che l’arte si può manifestare con l’esibizione del nostro corpo: ciò è estremamente attuale, specialmente oggigiorno, in cui il modo di apparire influenza il giudizio delle persone. Ma è l’approvazione degli altri che gioca un ruolo fondamentale nella crescita, maggiormente nell’età giovanile: così come la protagonista del libro sente la necessità e l’esigenza di non rimanere sola, portandola anche a frequentare uomini che la tradiranno e la illuderanno, così le ragazze sono spinte ad indossare una maschera, una copertura che permette di nascondere ciò che si è realmente, di celare le nostre paure e l’angoscia di non essere abbastanza. Vediamo pertanto la vicinanza della storia di una splendida danzatrice del primo decennio del Novecento con i drammi della nostra quotidianità che ricadono sulla donna, come lo sfruttamento sessuale, violenze di ogni genere, femminicidi, vessazioni verbali che segnano l’animo di ognuna, disturbi alimentari (DCA) che crescono a dismisura tra le ragazze di oggi, a causa dei canoni che vengono considerati quasi come principale mezzo per giudicare una persona. Coelho, attraverso la testimonianza in certi punti “romanzata” della donna, dà voce alle contraddizioni del nostro tempo, con l’intento di far trasparire l’unicità del genere femminile.

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