LUCI E OMBRE DELLA STRATEGIA NAZIONALE SULL’ ECONOMIA CIRCOLARE

195

Nell’ultimo position paper il Laboratorio Ref Ricerche passa in rassegna luci e ombre della nuova Strategia Nazionale sull’Economia Circolare, che dovrà essere adottata entro il 30 giugno 2022.

La Strategia Nazionale per l’Economia Circolare posta in consultazione dal MiTE giungerà a compimento nei prossimi mesi.

Affinché sia in grado di imprimere una svolta, occorrono tempi e risorse certi, potenziare alcuni istituti giuridici, dal sottoprodotto agli acquisti verdi della PA, e introdurre strumenti economici in grado di guidare verso prevenzione, riuso e massimizzazione del riciclo.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ovvero lo strumento principale con cui sostanziare i programmi europei di ripartenza successiva alla crisi sanitaria da COVID-19, rappresenta il centro di gravità permanente delle decisioni di politica economica già da un anno e lo sarà ancora di più nei prossimi anni, alla luce della portata degli interventi previsti.

A rilevare non è soltanto l’ingente mole di investimenti ricompresi direttamente nel Piano, o comunque ad esso connessi, per un totale che eccede i 200 miliardi di euro, quanto piuttosto, la previsione di un ampio ventaglio di riforme, propedeutiche a far sì che la ripresa post-pandemica sia consistente, strutturale e duratura nel tempo, con cui ridisegnare lo sviluppo atteso di numerosi settori cruciali per l’economia italiana, ivi inclusi quelli della gestione del ciclo dei rifiuti e del servizio idrico integrato.


Un’occasione da non perdere

Le linee guida pubblicate dal MiTe sono un buon punto di partenza, ora servono chiare indicazioni di policy. Le due principali riforme di comparto previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza potranno garantire “il salto di qualità per il settore dei rifiuti”, ma solo a patto di favorire “la formazione di un framework di regole più certe che aiutino l’azione degli operatori pubblici e privati nelle diverse filiere del ciclo di gestione”.


In questo senso le ingenti risorse economiche messe a disposizione dall’Europa con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza o PNRR (oltre 200 miliardi di euro) rappresentano l’occasione unica e da non sciupare per imprimere una svolta verso la transizione ecologica del Paese, possibile solo attraverso un cambio di paradigma economico capace di costruire circolarità, efficienza e giustizia, anche rispetto alle generazioni future.

Per il secondo, si tratta di una fase decisiva, dal momento che sono già stati pubblicati i decreti e gli avvisi relativi ai progetti per gli investimenti, così come sono stati emanati i documenti preliminari delle due grandi riforme previste dal Piano: la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare e il Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti (PNGR).

Nei prossimi mesi sono attese sia la definizione delle riforme che la presentazione delle proposte concrete per accedere ai finanziamenti previsti. Si sta entrando, quindi, nel momento cruciale per capire la reale portata dei cambiamenti normativi che modificheranno il framework del settore e degli investimenti impiantistici per colmare i profondi deficit oggi esistenti e iniziare una gestione dei rifiuti maggiormente virtuosa e realisticamente instradata verso la transizione ecologica.

Le cinque aree di intervento

Al momento, ricorda Ref, della Strategia si conoscono le linee programmatiche messe in consultazione dal MiTE, nelle quali si individuano cinque aree di intervento: ecodesign, ecoprogettazione, bioeconomia, blue economy e materie prime critiche.

A loro favore, depongono, indubbiamente, diversi fattori. Innanzitutto, rileva la trasversalità delle tematiche considerate, che abbracciano le aree più rilevanti in materia di economia circolare, proprio come richiesto ad un documento che vuole delineare degli orientamenti strategici di ampio respiro.

In secondo luogo, appare positiva l’apertura al coinvolgimento dei vari stakeholder, dagli operatori del settore alle associazioni di categoria e al mondo della ricerca. Una scelta, per certi versi, obbligata, considerato che la costruzione di un nuovo paradigma di produzione e di consumo passa necessariamente da un lavoro sinergico, che ricomprenda tutte le parti in causa.

(Fonte: LaboratorioREF)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More