VARATO IL DECRETO ENERGIA PER AIUTARE GLI ITALIANI

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Il Consiglio dei Ministri ha varato un nuovo decreto Energia che interviene per aiutare cittadini e imprese a sostenere i rincari dell’energia, con particolare attenzione alle famiglie più bisognose e alle filiere produttive più esposte.

In totale, le misure ammontano a 4,4 miliardi di euro, che si aggiungono ai circa 16 miliardi già messi in campo dal governo dalla scorsa estate contro il caro energia. La grande novità è da dove si prendono i soldi adesso. A differenza dei precedenti provvedimenti, gran parte dei nuovi interventi non sono finanziati dal bilancio pubblico, ma dalle aziende del comparto energetico.

Il governo ha deciso di tassare una parte degli straordinari profitti che i produttori stanno facendo grazie all’aumento dei costi delle materie prime, e di redistribuire questi soldi alle imprese e alle famiglie in difficoltà.

A spiegare la ratio del provvedimento è lo stesso premier Mario Draghi in conferenza stampa: “L’inflazione che osserviamo in Europa, a differenza degli Stati Uniti, è essenzialmente dovuta all’andamento dei beni energetici. Risolvere questo problema è complesso: richiede la fine della crisi in Ucraina e una migliore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che è esattamente quello che abbiamo iniziato a fare da 10-15 giorni soprattutto con il ministro Di Maio”.

Gli ambiti toccati dal nuovo provvedimento

Contenimento dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti; misure relative ai prezzi dell’energia; sostegni alle imprese; presidi a tutela delle imprese nazionali e accoglienza umanitaria, questi gli aspetti approfonditi con il decreto energia da parte del governo.

Fino a fine aprile, il prezzo alla pompa di benzina e gasolio sarà ridotto di 25 centesimi a litro, ha annunciato il premier. Si tratta di una misura “a tempo” sulle tasse che incidono sui prezzi energetici in quanto, come ha spiegato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, “le fluttuazioni ora sono tali che impegnarsi troppo a lungo potrebbe diventare controproducente. Si va su periodi brevi e poi ci si organizza in tempo reale vedendo i contratti forward”.

Viene aumentato da 4 a 5,2 milioni il numero di famiglie protette dagli aumenti delle bollette e che pagheranno l’energia come l’estate scorsa. Viene portato il tetto Isee da 8 mila a 12 mila euro, quindi includendo 1,2 milioni famiglie in più rispetto al provvedimento precedente. Approvata anche la rateizzazione delle bollette fino a 2 anni. Il tetto massimo di reddito del bonus sociale viene così alzato da 8.265 a 12mila euro, per il periodo che va dall’1 aprile al 31 dicembre 2022.

La maggioranza ha anche stabilito di aumentare i crediti d’imposta sul costo dell’energia e del gas a favore delle aziende energivore e gasivore e ne vengono creati di nuovi per tutte le aziende che utilizzano elettricità e gas. Vengono creati dei fondi per aiutare i comparti dell’autotrasporto, dell’agricoltura, della pesca.

Misure che dovrebbero essere finanziate in gran parte con le risorse ottenute grazie a una nuova tassa imposta sui profitti extra dei produttori di energia. “A differenza degli scorsi provvedimenti, gran parte degli interventi di oggi non sono finanziati dal bilancio pubblico, ma dalle aziende del comparto energetico”.

Draghi ha spiegato anche che viene rifinanziata la cassa integrazione per le aziende in difficoltà. “Miglioriamo lo strumento del Golden Power, rafforziamo i poteri di ARERA e del Garante per la Sorveglianza dei prezzi, perché possano conoscere i dettagli dei contratti di fornitura dei produttori, che è veramente stato difficile poter vedere ed esaminare, e poter sanzionare fenomeni di speculazione”.

Draghi ha inoltre spiegato che “nelle prossime settimane saranno presi nuovi provvedimenti per migliorare la capacità di Ilva di produrre acciaio“. Nel decreto, come spiega il comunicato di Palazzo Chigi, per quanto riguarda le “imprese energivore di interesse strategico” si prevede “lo stanziamento fino a 150 milioni di euro da destinare a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di Ilva spa, che può avvalersi di organismi in house dello Stato”. Mentre rimane da valutare, verificandone la compatibilità Ue, una norma sul controllo delle esportazioni fuori dai confini comunitari.

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