IL PIANO ENERGIA DELL’ ITALIA. VARATE LE MISURE SALVA-GAS

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Lunedì pomeriggio il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto legge sulle misure urgenti per la crisi in Ucraina.

Il Cdm ha dato l’ok alla norma che prevede l’utilizzo di misure per aumentare l’offerta o la riduzione della domanda di gas in casi di emergenza.

Il nuovo decreto “si occupa del livello di rischio imprevisto” rispetto al funzionamento del sistema nazionale gas. Palazzo Chigi spiega che “si autorizza, anche a scopo preventivo, di anticipare l’adozione di misure per l’aumento dell’offerta e/o riduzione della domanda di gas previste in casi di emergenza, una eventualità che al momento non corrisponde a quella in cui si trova il nostro Paese”.

Cingolani: Occorre lavorare sulle scorte per il prossimo anno

Le riduzioni potrebbero interessare anche «il settore termoelettrico – spiega Palazzo Chigi -, una delle principali componenti della domanda media giornaliera di gas». Per rendere «concretamente operative le misure – viene aggiunto -, si affida una serie di compiti a Terna, gestore della rete di trasmissione nazionale.

L’Italia ha un piano molto chiaro: nel brevissimo termine, nell’ordine di settimane, non c’è nessun problema di approvvigionamento, dal prossimo anno c’è da affrontare il problema dello stoccaggio, ma abbiamo una strategia per il breve, il medio e il lungo termine, per sganciarci dalla dipendenza del gas russo”, ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a margine del Consiglio Ue Energia a Bruxelles, evidenziando che la riduzione degli stock invernali in Italia è “in linea” col passato e che l’impegno è ora quello di lavorare per le scorte per l’anno prossimo. Sul piano europeo, il ministro ha ribadito l’impegno di Roma per gli stoccaggi comuni “anche su forma volontaria”.

Draghi: E’ necessario valutare ogni evenienza

“Il governo è inoltre al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni”, ha aggiunto Draghi.

“L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia. Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione”.  

Aumentare la produzione di energie rinnovabili

Per diversificare le fonti di energia “dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili – come facciamo nell’ambito del programma “Next Generation EU”. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano. Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto Tap”.

“In caso di interruzioni nelle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti diverse. Questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie”.

“La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia, che dovremo affrontare con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie. È opportuno che l’Unione Europea le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa. Nel lungo periodo, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa”. “È importante muoverci nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Farlo permetterebbe di ottenere prezzi più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati”.

Nuovi accordi per sostituire il gas proveniene dalla Russia

L’idea del governo è quella di conservare il gas ancora a disposizione dell’Italia, se la situazione dovesse precipitare visto che il 45% del gas che arriva in Italia è quello russo, e utilizzare fonti alternative per la produzione di energia. La norma dovrebbe quindi introdurre procedure che consentano maggiore flessibilità nell’uso delle diverse sorgenti di energia elettrica del Paese per «in via prioritaria non utilizzare il gas» e conservare le scorte disponibili. Ma nel frattempo si profilano anche accordi con l’Algeria. Anche questo era stato annunciato dal premier al Parlamento quando riguardo al futuro sottolineava la necessità di «rafforzare il corridoio Sud» e «l’innalzamento dei flussi da gasdotti non a pieno carico», come il Tap dall’Azerbaijan e il Transmed dall’Algeria appunto.

Per questo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio lunedì è volato ad Algeri con l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi e un rappresentante del Mite. Lì ha incontrato il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune con cui ha parlato di rafforzamento della collaborazione Italia-Algeria in ambito economico ed energetico. Il secondo incontro è stato con il suo omologo, Ramtane Lamamra eil ministro dell’Energia algerino, Mohamed Arkab. «Stiamo portando avanti un concreto impegno per negoziare e rendere operative in tempi rapidi forniture addizionali di gas alla luce della crisi in Ucraina – ha detto Di Maio -: il nostro obiettivo è tutelare imprese e famiglie italiane dagli effetti di questa atroce guerra».

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