Greenpeace, rinvio stop benzina-diesel danno a economia e clima 

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Rimandare al 2040 lo stop alle auto benzina e diesel sarebbe un danno grave per il clima e l’economia. Lo afferma Greenpeace alla vigilia del Consiglio Ambiente Ue che si terrà domattina

Greenpeace Italia non ritiene accettabile “la proposta di cinque Paesi europei, inclusa l’Italia, di rinviare al 2040 lo stop alle vendite di auto a motore endotermico approvato dal Parlamento europeo al 2035”. Bisogna invece accelerare. Greenpeace chiede che “il phase-out per i motori endotermici in Europa avvenga entro il 2028, per rispettare gli impegni di decarbonizzazione”.

“Lo stop alle auto a benzina e diesel al 2035 è già tardi se l’Europa vuole davvero rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi – dichiara Federico Spadini di Greenpeace Italia – rimandare ulteriormente la transizione del settore automotive è un grave errore, perché danneggerebbe il clima e anche la nostra economia. Chiediamo al governo italiano e ai governi europei di non perdere l’occasione di mettere fine all’era delle auto inquinanti e di vietare le vendite ben prima del 2035”.

Secondo Greenpeace “dobbiamo accelerare la transizione all’elettrico, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle relative infrastrutture e le forme di mobilità alternativa. Il governo italiano smetta di farsi influenzare dall’industria dei combustibili fossili e scelga ciò che è meglio per l’ambiente e per la nostra economia”.

Si potrebbero risparmiare 635 miliardi di euro

Un recente studio di Greenpeace Germania ha calcolato che “anticipare lo stop alle vendite dei veicoli a diesel e benzina al 2028 porterebbe a un risparmio di 635 miliardi di euro per i consumatori europei, riducendo il consumo di petrolio di 540 milioni di tonnellate e le emissioni di CO2 di 1,7 miliardi di tonnellate. Anche in Italia, fermare la vendita delle auto fossili nel 2028 farebbe risparmiare 51 milioni di tonnellate di petrolio, 162 milioni di tonnellate di CO2 e 66 miliardi di euro”.

“Il rischio della perdita di posti di lavoro e di competitività per l’industria italiana – prosegue l’associazione – sollevato dalle lobby dell’industria fossile e dalle loro sponde nel governo per spingere su posizioni di retroguardia e rallentare la transizione del settore, è pressoché inesistente, come dimostrano diversi studi. Ma certo occorrono politiche di sostegno alla transizione”.

Inoltre “il settore dei trasporti non ha solo impatti sul clima e sull’economia, ma anche sulla salute delle persone. Ogni anno più di 300mila morti premature in Europa sono causate dall’inquinamento atmosferico, compreso quello dei trasporti, e solo in Italia le morti premature sono più di 60mila all’anno”. Infine “il settore è anche responsabile di circa due terzi del consumo del petrolio in Europa, di cui la Russia è il principale fornitore, e di circa il 30% delle emissioni di gas serra europee, in crescita dal 1990 a oggi. Per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi, l’Europa deve mettere fine alla vendita di auto alimentate a combustibili fossili entro il 2028 e trasformare radicalmente il suo sistema di mobilità”.

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